L'Impero Aureo

Storie di Esperia è attualmente in Beta. Si comunica che i contenuti di Ambientazione, Razze, Storia e Regolamento potrebbero subire dei cambiamenti durante questa fase. 

 

Poco si conosce dell’antica storia di Esperia, un coacervo nebuloso di leggende, credenze e vestigia di pietra dal sapore antico e misterioso.   

Si narra dell’esistenza del grande Impero Aureo, dal nome della sua maestosa capitale, Aurea, l’attuale Nimaida. Un dominio che si estendeva in tutto il continente di Esperia, dalle gelide vette del nord alle terre perdute oltre la Foresta di Egion.

In questo grande impero si parlava una lingua comune, la Vex Logos, insieme a tutti gli idiomi delle innumerevoli terre e popoli conquistati dall’Impero Aureo. 

La grande città di Aurea era il cuore pulsante del mondo allora conosciuto: un gioiello splendente di opere d’arte, cupole dorate, statue colossali, canali luccicanti e affollati di imbarcazioni, dove genti provenienti da tutto l’Impero facevano affari e scambiavano le loro conoscenze. Essa era la culla di Imperatori e Imperatrici che, da lì, amministravano il loro grande dominio. L’ammirazione verso la grande città di Aurea era seconda soltanto al timore suscitato dal formidabile esercito al servizio di Imperatori e Imperatrici che si sono susseguiti sul trono dorato di Aurea. 

All’apice della storia dell’Impero Aureo accadde un evento che è considerato uno spartiacque della storia del continente: la Scissione del Redentore, una figura mistica che mise le basi per quello che divenne il Culto della Redenzione, la religione dominante su Esperia.  

L'Epoca della Caduta

Impavidi guerrieri e valenti strateghi, con il supporto di potenti maghi da guerra, sottomisero regni e città fino a che non rivolsero le armi contro i propri compagni in una sanguinosa guerra civile che si concluse con l’avvento della stirpe dei Laevinus, gli attuali sovrani del Regno di Nimaida. Da allora, la stirpe imperiale fu relegata ad un mero ruolo di rappresentanza, monito e vestigia del passato, e privata di qualsiasi effettivo potere benché goda ancora di una certa fama tra la popolazione.

L’inizio della fine dell’Impero Aureo coincise con un evento naturale catastrofico di proporzioni enormi che mise in ginocchio le terre degli Albi e raggiunse le porte di Aurea, dove l’impavida regina Nimaida Laevinus riuscì ad evitare la distruzione della città grazie al coraggio ed alla sua magia e a quella della Loggia reale di maghi al suo fianco. Nonostante l’ausilio della magia, però, parte di Aurea venne sommersa dalle acque, ma il suo coraggio e spirito di sacrificio rimasero nel cuore degli Aurei che, in suo onore, rinominarono la città di Aurea in Nimaida e il fu Impero Aureo divenne il Regno di Nimaida quando anche il Dominio di Tarnham proclamò la sua indipendenza.  

Dunque, via via i territori conquistati in passato dall’Impero Aureo si ribellarono e reclamarono la propria indipendenza. I fieri Albi risollevarono il capo piegato alle schiere Auree e, ritrovando il loro orgoglio, si affrancarono definitivamente dal giogo imperiale con la rivolta che è passata alla storia albia come l’Urlo della Montagna, rendendo nuovamente libero il Dominio di Tarnham e facendolo diventare, col tempo, il grande reame che è oggi.

La potente Accademia di magia di Duen Skell, ai tempi dell’Impero, era un circolo di potenti maghi chiamato la Guglia, al servizio della famiglia imperiale e dell’Impero che ne sfruttava poteri e conoscenze. Tuttavia, col tempo la Guglia si distaccò sempre di più dai propositi dell’Impero e, via via che esso si indeboliva, la Guglia acquisiva potere fino a quando la fazione anti-imperiale, chiamata Arcanum, sfruttando il momento di decadenza e di difficoltà dell’Impero Aureo, non proclamò la propria indipendenza, arroccandosi nella città di Duen Skell, tra le Montagne di Ferro. 


C’è una cosa che accomuna tutti i Regni di Esperia e la lunga, e in gran parte nebulosa, storia del continente: i cosiddetti Pilastri, eventi astronomici che si manifestano come immensi fasci di luce che calano dalla volta celeste in punti particolari della superficie di Eurys. Questi si manifestano in determinati luoghi, nei quali sono stati trovati misteriosi macchinari all’interno di buie cripte che si pensa appartenessero ad una civiltà da tempo scomparsa, di cui rimangono per l’appunto soltanto questi strani strumenti e corpi mummificati. I Pilastri, che hanno durata limitata prima di scomparire nel nulla, lasciano particolari e indispensabili concrezioni sul terreno che vengono chiamate minerali astrali, utilizzati ampiamente nella vita di Esperia per le loro capacità rigenerative ma i cui misteri sono ben lungi dall’essere svelati del tutto. A tentare di svelare la storia di Esperia ed il significato e l’origine di questi Pilastri e dei macchinari che li intercettano vi sono schiere di studiosi, maghi, archeologici sempre in competizione per arrivare per primi alla verità.

 

L'Epoca del Sangue

A seguito dello smembramento dell’Impero Aureo e della nascita dei regni di Esperia, vi fu un periodo di forte debolezza economica, politica, sociale. Le terre erano ancora impregnate di sangue e cosparse di cadaveri delle guerre appena concluse, e fu in questo momento di transizione che spiriti e mostri si fecero più numerosi e aggressivi, forse attirati dalla morte e dal caos di un mondo che stava sorgendo dalle ceneri di un Impero. Nacque quindi l’ordine dei Corvi, cacciatori di abomini, fondato in collaborazione tra gli Albi e le Figlie della Luna. 

Di questo periodo abbiamo ben poche informazioni. Se le guerre e la distruzione dell’Impero Aureo avevano lasciato un grande vuoto ed una difficile strada da percorrere per i nuovi regni sorti sulle sue vestigia, l’arrivo dei mostri, di epidemie, di guerre e tutta una serie di storie che è difficile scindere tra realtà o leggenda hanno caratterizzato questa fase turbolenta e oscura della storia di Esperia passata alla storia come l’Epoca del Sangue

 

L'Epoca del Conflitto

Quello che si sa, però, è che fu solo grazie alla cooperazione tra le genti di Esperia ed i giovani reami se si riuscì a superare questi tempi oscuri per poter approdare, finalmente, ad un momento di progresso e pace, in cui i Regni misero le basi della propria prosperità e cultura ma ad un prezzo non indifferente: questa è l’Epoca del Conflitto, delle guerre, della contesa di uno status quo su Esperia. Di questo periodo abbiamo molte più informazioni e vi si può attribuire una cronologia precisa diversamente al passato di Esperia che risulta un coacervo nebuloso di eventi e oscure contese.

 

La Contesa delle Logge 

Anno del Redentore 1480-1485.

Mentre i Regni di Esperia erano impegnati a leccarsi le ferite dopo il cupo e turbolento periodo appena trascorso, furono scoperte delle misteriose, antiche rovine tra le fronde di Egion lungo i confini del Regno di Nimaida. Fautrice della scoperta fu la carismatica e multiculturale Loggia Talassia che comprendeva maghi provenienti da Tarnham e Nimaida nonchè archeologi. Data la pericolosità della foresta ed il fatto che fosse così poco studiata, un terreno vergine per la ricerca, questo ha spinto la Talassia ad intraprendere una coraggiosa spedizione archeologica qualche miglio all’interno di Egion. Tuttavia, neppure loro si aspettavano di fare una scoperta che avrebbe cambiato per sempre le sorti di Esperia: all’interno delle rovine risalenti ad un’epoca ben anteriore a quella dell’Impero Aureo, trovarono concrezioni di cristalli astrali, un antico macchinario legato ai pilastri e celato in profondità, ma anche e soprattutto una serie di artefatti tutti uguali e dai poteri sconosciuti (1479).
I maghi iniziarono dunque a studiarli e compresero la potenzialità di questi oggetti che erano in grado di creare una bolla di energia all’interno della quale la magia e tutto ciò che era magico smetteva di funzionare. In principio, l’Accademia di Duen Skell non era molto interessata a questi artefatti, non capendone a pieno le potenzialità, e questo permise alla Loggia di poterli studiare in tutta tranquillità. Fu uno dei maghi di questa Loggia, Aster Ondagrigia, che per primo ipotizzò l’uso che si poteva fare di questo artefatto. Egli si imbarcò su un piccolo battello e si diresse verso lo Stretto delle Tempeste, prendendo coscienza del fatto che, man mano che la sua nave avanzava nel ribollente mare intriso di magia, le condizioni atmosferiche si placavano nella bolla, consentendone il passaggio quasi senza danni. Non si inoltrò molto all’interno dello Stretto perchè volle subito tornare indietro a raccontare ai suoi della scoperta. Al suo ritorno venne accolto con tutti gli onori e, grazie alla sua intuizione e coraggio, divenne la guida indiscussa della Loggia Talassia. La notizia corse veloce in tutte le lande di Esperia, tuttavia se il Dominio di Tarnham e il Regno di Nimaida non se ne interessarono poichè troppo occupati a riprendersi, al contrario ciò attirò molto l’interesse dell’Accademia di magia di Duen Skell e della Sorellanza Astrale. L’Arcanum ordinò di riportare gli artefatti immediatamente a Duen Skell, ma la Loggia vantò tutti i diritti sulla loro scoperta e non era affatto intenzionata a cederli. Talassia ebbe un aiuto inaspettato dalle Dujor, ben liete non solo di mettere i bastoni tra le ruote all’Arcanum, ma anche di tentare di avere una certa influenza, guidate dalle loro visioni ed intuito politico. La Loggia riuscì nel suo intento, opponendosi con forza all’Arcanum grazie a queste inaspettate alleate, dunque l’Accademia inviò altre Logge per tentare di impossessarsi degli artefatti e dissuadere la Loggia Talassia che, tuttavia, riuscì a scappare portando con sé gli artefatti. Con il passare del tempo e l’aiuto delle Dujor che mediavano con maghi delle altre Logge, la Talassia accrebbe il numero dei suoi alleati, divenendo una vera e propria fazione che si opponeva al giogo dell’Arcanum. Esperia divenne il campo di battaglia a suon di incantesimi tra le Logge al servizio dell’Arcanum e la Loggia Talassia ed i suoi alleati. Lo scontro tra queste due fazioni si protrasse per quattro anni con alterne vittorie e sconfitte. I vari scontri avvenivano nei territori del Regno di Nimaida e del Dominio, che presto accusarono un certo malumore nei confronti dell’Accademia di magia di Duen Skell che si vide costretta ad abbandonare i suoi intenti di appropriarsi degli artefatti. La perdita di maghi, il caos che si generò e le rivalità sanguinarie portarono l’Arcanum a prendere provvedimenti affinché ciò non si ripetesse più: furono creati i Filatteri, particolari oggetti contenenti un frammento di cristallo astrale incantato che rende possibile rintracciare il mago cui appartiene qualora questi diventi un pericolo per la sicurezza degli altri maghi oppure sovvertisse le leggi dell’Arcanum. La fazione dei Talassia, benchè avesse ottenuto ciò che voleva, nel tempo assistette alla perdita di molti dei suoi membri a causa del conflitto, maghi che non fu in grado di sostituire perchè non era più una loggia affiliata all’Accademia di Duen Skell. I pochi maghi restanti dovettero reinventarsi e lo fecero sfruttando il potere degli artefatti e la loro utilità nella società. Sovvenzionati dalle Dujor, misero in piedi una piccola flotta con la quale attraversarono lo Stretto delle Tempeste, iniziando così a commerciare con le terre al di là di questo che chiamarono l’Arcipelago. Ebbero a disposizione un mercato a cui soltanto loro potevano accedervi, diventando così estremamente ricchi. Nacque così la Compagnia del Commercio di cui i membri più importanti erano i Talassiani, dei veri e propri capitani di vascello che venivano addestrati nei rudimenti della magia per poter attivare gli artefatti, da ora in poi chiamati Globus, durante le traversate. I maghi divennero dei capitani di vascello e, poichè la loro magia sulle navi serviva a poco e nulla, si arricchirono enormemente e addestrarono una nuova generazione di naviganti che sapevano usare gli artefatti, condurre una nave e che avevano fiuto per gli affari. La Compagnia si arricchì enormemente, aprì sedi sia a Nimaida che a Tarnham ed aiutò entrambi i Regni a risollevarsi dalla crisi economica in cui erano caduti. Venne inoltre fondata la Banca d’Ottone alle dirette dipendenze della Compagnia. 

 

Iniziò quindi una fase di relativa pace in cui i reami tornarono alla normalità, assestando il proprio potere politico ed il sistema amministrativo, riprendendo dapprima timidamente, poi in maniera sempre più spregiudicata, i commerci tra loro. Sui territori sorsero sempre più nuove strade, stazioni di dogana, le campagne tornarono fertili e rigogliose ed aumentò la popolazione.

 

Il Massacro delle Nozze Infrante

Anno del Redentore 1501.

In questo periodo di pace, l’evento che più sconvolse le genti di Esperia fu una tragica e sanguinosa strage che si consumò in uno dei luoghi più ridenti del Regno di Nimaida, il Trono di Terah, e fu anche a causa di ciò che l’ostilità tra Aurei ed Albi si riacquì, attizzando nuovamente le braci di un’antica rivalità. 

La celebrazione annuale chiamata Festa delle voci, presso la città di Terah, era un momento molto atteso in cui giungeva gente da tutti i reami non solo per assaggiare la nuova annata dei suoi pregiati vini, ma anche e soprattutto per assistere o partecipare a questo concorso musicale di grande prestigio. In questo momento dell’anno, solitamente, si approfittava della festa per celebrare innumerevoli matrimoni, spesso presenziati addirittura dai Duchi Fulgaris-D’Ambray, qualunque fosse l’estrazione sociale dei partecipanti. 

Uno di questi matrimoni, però, fu teatro di violenza inaudita e l’inizio dei problemi per le  Compagnie di girovaghi di Esperia. Era previsto in pompa magna un matrimonio sontuoso tra i rampolli di due importanti famiglie di entrambi i regni: Reim De Montignon e Safira  Gwinfer. Al lieto evento fu invitata la più celebre compagnia di circensi dell’epoca: le Lune Danzanti. Tuttavia, gli abitanti del posto si ritrovarono davanti ad una carneficina: agli occhi della sconcertata popolazione i girovaghi avevano compiuto un massacro brutale nei confronti degli invitati al matrimonio, compresi gli sposi ed eredi delle due famiglie.

I membri della Compagnia delle Lune danzanti si diedero alla fuga e questo non fece altro che confermare, agli occhi di tutti, la loro colpevolezza. Di contro, però, la fuga era comprensibile in quanto la folla difficilmente sarebbe stata d’accordo a fare un processo equo. Dunque le Lune danzanti furono bandite per sempre ed i suoi membri divennero reietti ricercati in tutti i regni. 

Da quel momento in poi, le compagnie di girovaghi vennero viste di cattivo occhio, facendo nascere turpi pregiudizi nonchè atti di violenza e discriminazione nei loro confronti. 

I circensi vennero ostracizzati, visti negativamente da parte della popolazione dei regni, costretti ad accamparsi sempre fuori dalle città e spesso accusati, il più delle volte ingiustamente, di essere fautori di furti, reati di ogni genere, usati spesso come capro espiatorio. La voce, infatti, si sparse molto velocemente.

Subito dopo la turpe vicenda, passata alla storia come il Massacro delle Nozze infrante, le Dujor si schierarono con le compagnie di girovaghi agendo in due modi: le aiutarono a scappare da situazioni di pericolo ed a nascondersi nei boschi o a Yerh’atoll stessa. Furono proprio loro a far fuggire anche i membri sopravvissuti delle Lune danzanti ma tutto ciò costo molto alle bianche sorelle in termini di vite perchè molte volte la furia della popolazione si abbatteva anche su di loro che tentavano di proteggere i girovaghi. Benchè molte compagnie furono dismesse o i loro membri trucidati, molti riuscirono a raggiungere Yerh’atoll in attesa che la situazione si placasse.  

Ma se da un lato le Dujor cercavano di schierarsi per aiutare le compagnie anche da un punto di vista politico, d’altro canto c’era chi invece continuava a fomentare l’odio e la violenza nei loro confronti, fomentando la popolazione, ingrossando le voci e i pregiudizi. Quando le acque si placarono, le Dujor riuscirono a trovare una soluzione il meno dolorosa possibile per riabilitare i circensi e permettere loro di tornare a vivere liberi nei regni di Esperia nonchè a guadagnarsi da vivere: proposero a politici e nobili di concedere delle licenze e libertà ai circensi, che tuttavia potevano accamparsi solo all’esterno degli insediamenti e potevano esibirsi o girare in città solo pagando per una licenza o con un permesso speciale. In questo modo le Compagnie tornarono ad una parvenza di normalità. Sullo sfondo di queste vicende, le fazioni più intransigenti, meno inclini alla pace, tanto del Regno di Nimaida, quanto del Dominio di Tarnham, colsero l’occasione per riaccendere gli antichi dissapori, urlando quanto non ci si potesse fidare gli uni degli altri, sfruttando ed alimentando la rabbia della popolazione, traendone un vantaggio politico. Si diffuse il sospetto che quanto accaduto a Terah fosse infatti solo una dimostrazione di quanto i due regni fossero distanti tra loro, incompatibili, che l’odio tra i due popoli non poteva affatto risolversi, benché meno con un matrimonio.  

 

La Guerra dei quattro re - Fase I

Anno del Redentore 1519.

Il Regno di Nimaida versava in una profonda crisi economica, complice l’assenza, da anni, dei pilastri e dei cristalli che essi formavano sul terreno. A peggiorare la situazione, la Compagnia del Commercio si era vista costretta a ridurre cospicuamente gli scambi con le popolazioni presenti oltre lo Stretto delle Tempeste da quando quest’ultimo aumentò la sua intensità e portata, chiudendo il cosiddetto Passaggio a nord-ovest, uno stretto tratto di mare in cui la violenza delle tempeste era molto attenuata. Qui vi sorgeva una delle più importanti rotte commerciali del Regno di Nimaida che aveva modo, così, di avere numerosi scambi con una lontana e riservata popolazione conosciuta con gli Alverni. Anche gli altri regni di Esperia, seppur in misura notevolmente minore, grazie alla mediazione della Compagnia dei Commerci, avevano modo di commerciare con questo popolo di cui, però, sapevano molto poco poichè si trattava di genti riservate, non inclini a farsi conoscere ma, indubbiamente, molto ricche. Per raggiungere le terre degli Alverni, le navi della Compagnia avevano stabilito un avamposto su una frastagliata isola a nord ovest, un porto franco utilizzato anche dagli altri reami di Esperia. Quando, però, si persero del tutto i contatti con gli Alverni, l’isola fu completamente abbandonata.

Con la chiusura dei confini del Dominio di Tarnham, per via di una politica estremamente isolazionista voluta dal Thulirzad Roran Haarstad, il vivace mercato nimaidiano subì un nuovo, duro colpo. La grande disoccupazione, il crescente malcontento e la mancanza di prospettive minarono le basi del potere centrale del re di Nimaida che, in quel momento, era Matheus Aureus Laevinus. Nacquero dunque varie fazioni all’interno del Regno di Nimaida: bande armate che raccoglievano diseredati e disperati, con nulla da perdere, alimentate dalla promessa anche solo di un po’ di cibo, che mettevano a ferro e fuoco villaggi, interi quartieri, campagne. Vi era il forte sospetto che molte di queste bande venissero pagate dai Lord del regno per creare caos ed acquisire ancora più potere. La scintilla, però, che fece scoppiare la guerra tra i due Regni fu la comparsa di un Pilastro nella zona di confine tra il Nuithion, possedimento Nimaidiano, e le Montagne di Ferro. Entrambe le potenze avevano tutta l’intenzione di mettere le mani su quella preziosa risorsa che erano i cristalli astrali generati dai Pilastri. Questa dichiarazione di guerra non giunse del tutto inaspettata alla Thulirnam che, dal canto suo, aveva contribuito ad acuire i problemi di Nimaida con la chiusura dei confini. D’altronde, l’inimicizia tra le due potenze, nonostante gli stretti rapporti commerciali, era atavica, risalente ad un passato ancor più lontano e mai del tutto assopita.

I due eserciti si scontrarono, per la prima volta, nella regione del Nuithion, quasi davanti alle porte di Tarnham. I Nimaidiani, infatti, riuscirono a radunare l’esercito molto prima dei Tarnhamiti, nonostante la dichiarazione di guerra non fosse inaspettata. Da questo punto di vista, l’efficienza dei Nimaidiani era fuori discussione. Nonostante tutto, questi ultimi furono respinti e dovettero abbandonare precipitosamente il Nuithion e riorganizzarsi più a nord, nella più grande area pianeggiante del Regno di Nimaida, le cosiddette Distese Auree e, in particolare, nell’area che oggi viene denominata Piana della Battaglia. Il terreno pianeggiante, pensava Matheus Laevinus, avrebbe sicuramente avvantaggiato le sue truppe.  

Quest’ultima guerra fu quella in cui si fece il più largo uso della magia sul campo di battaglia, e fu proprio nella Piana della Battaglia che i maghi misero in mostra tutto il loro distruttivo potere, decisamente superiore rispetto a quanto ne avevano usato nel Nuithion. La magia falcidiava indiscriminatamente su entrambe le fila, al pari, se non di più, rispetto a quanto facessero lance e spade. Benchè i maghi provenissero tutti da Duen Skell, dietro lauto pagamento, avevano giurato fedeltà come mercenari all’una o l’altra nazione che ora si scontravano con violenza, mantenendo così fede ai loro impegni.
Lo scontro, passato alla storia come l’Ecatombe di Piana della Battaglia (1519), vide una vittoria decisiva da parte dell’esercito del Dominio il quale, però, aveva anch’esso riportato enormi perdite. Il re di Nimaida, Matheus Aureus Laevinus, morì subito dopo la battaglia a seguito di una profonda ferita all’addome. 

Credendo ormai di avere la vittoria in pugno, il Thulirzad Harstaad commise il suo primo, grande errore: nonostante la vittoria, le perdite anche dal lato degli Albi furono elevate ed Harstaad decise di attendere i rinforzi, senza inseguire, così, l’esercito nimaidiano in rotta. Come avvenne per l’inizio della guerra, però, anche in questo caso le capacità logistiche di Tarnham si rivelarono estremamente inefficienti ed i rinforzi tardarono ad arrivare. Il Thulirzad era tranquillo anche perchè, prima del conflitto, aveva organizzato la flotta tarnhamita, dotandola di piccole e veloci imbarcazioni con le quali, non solo mise a ferro e fuoco le coste nimaidiane, ma con un’abile mossa riuscì anche ad incendiare una parte della flotta aurea. Molto presto, la popolazione del Regno di Nimaida imparò a temere questi predoni del mare, che avevano contribuito ad aumentare il disordine e il caos nel reame ed avevano costretto la flotta nimaidiana a pattugliare le coste piuttosto che a lanciare una controffensiva.   

 

Eliphas Lewi: ribellione e sacrificio

Anno del Redentore 1520.

Alla violenta carneficina di Piana della Battaglia partecipò un mago, divenuto tristemente famoso per le sue azioni che ebbero profonde ripercussioni sulla vita degli abitanti di Esperia. Il suo nome era Eliphas Lewi, un mago guerriero di incredibile talento, al servizio del Thulirzad. Di lui si conosce molto poco nonostante le sue gesta, ma ciò che si sa per certo è che partecipò agli scontri nella Piana della Battaglia ed il suo valore come mago guerriero era indubbio. Al termine della battaglia, osservando la carneficina di cui fu in parte responsabile, prese una decisione che cambiò il corso della storia, giurando che mai più avrebbe permesso che la magia, che doveva essere portatrice di benessere e sviluppo per le genti di Esperia, avesse un ruolo così distruttivo e spregiudicato, portando morte e distruzione in maniera indiscriminata e priva di senso. Probabilmente è proprio a lui che si deve la distruzione del Pilastro avvenuta da lì a poco e che lasciò, col fiato sospeso, tutta Esperia. Forse Lewi sperava che con la distruzione del Pilastro anche la guerra avrebbe avuto fine avendo eliminato la causa della contesa, ma così non fu.  

Tuttavia, non era il solo a pensare ad una cosa del genere e non faticò, al termine della battaglia, a trovare altri maghi, di ambo gli schieramenti, rimasti sconvolti quanto lui dal sangue che era stato versato. Sulla storia di Elipash Lewi vi sono innumerevoli versioni, alcune di aperto elogio nei suoi confronti e di ciò che fece in seguito, ma quello che risulta più bizzarro è che la maggior parte di queste storie, raccontate da chi la battaglia l’aveva vissuta, lo vedono morire al termine della carneficina, circondato dai cadaveri carbonizzati dei suoi nemici.
A Duen Skell serpeggiava da tempo immemore il malcontento riguardo l’uso che si faceva della magia, il modo di considerarla come mera merce di scambio e di profitto. Parte dell’opinione pubblica e dei maghi, credeva che la magia non dovesse essere usata per alimentare guerre, soggiogare o acquisire maggiori ricchezze e potere politico, bensì come strumento per migliorare la vita degli abitanti di Esperia e per svelare i segreti nascosti dietro i Pilastri, gli astrali, lo Stretto delle Tempeste e la Foresta di Egion.

Al suo ritorno in patria, raccolse intorno a sé i maghi più estremisti tra i ribelli, che condividevano, con altrettanto zelo, le sue idee. Insieme a loro, cercò di convincere a tutti i costi l’Arcimago Savadin De Riven ed il Consiglio dei maghi superiori dell’Arcanum a cessare quella che, secondo loro, era una deplorevole compravendita di maghi e artefatti magici. Il problema era, però, che questa compravendita arricchiva enormemente la città-stato di Duen Skell fin dai tempi della fondazione dell’Accademia di magia ad opera della prima Arcimaga Sarya Marlow, colei che ha reso i maghi di Esperia una risorsa indispensabile per tutti i regni. Ma Eliphas, nonostante le sue forti motivazioni e l’esperienza vissuta in guerra, non fu in grado di cambiare la mentalità della classe dirigente dell’Arcanum, troppo legata agli affari ed alla ricerca di influenza e ricchezza. 

Da questa accesa controversia prese vita la scintilla della ribellione, una forza silente ma risoluta che arrivò a concepire un'idea estrema e dolorosa mentre, fuori i confini di Duen Skell, la Guerra dei Quattro era tutt’altro che conclusa: mentre l’esercito di Nimaida si stava riorganizzando sotto l’egida di Lucius Aureus Laevinus II e le forze del Dominio di Tarnham avanzavano sempre più in profondità nel Regno di Nimaida, Eliphas Lewi diede inizio al suo piano. Le sue capacità oratorie, infatti, erano seconde solamente alla sua abilità magica. Infatti, egli era in possesso un incantesimo capace di bloccare, per sempre, l’utilizzo della magia, che consisteva nell’apporre un marchio magico spirituale capace di inibire la normale rigenerazione del mana. 

Il processo magico sarebbe però stato insostenibile per un solo uomo, così si unirono intorno a lui decine di maghi, simpatizzanti della causa ed altrettanto risoluti a mettere fine a questo uso sconsiderato della magia. Riuscito a intrufolarsi con i suoi all’interno dell’Accademia di magia, egli salì sulla torre più alta ed iniziò il rituale. Ma uno dei suoi lo tradì e l’Arcimago de Riven venne a sapere cosa stesse accadendo e, deciso a fermare Eliphas ed i suoi, organizzò una trappola: una volta iniziato il rituale, i maghi ribelli sarebbero stati indifesi e senza via d’uscita. Facendo irruzione nel bel mezzo dell’incantesimo, Savadin rimase sorpreso dall’abilità e dall’astuzia di Eliphas, che si era circondato di maghi guerrieri veterani che, insieme a lui, avevano avuto sanguinose esperienze di guerra. Secondo Lewi, essi sarebbero stati sufficienti per bloccare qualsiasi tentativo di interruzione. Infatti, costoro non solo riuscirono a mantenere attivo il rituale, ma furono in grado anche di combattere efficacemente l’Arcimago ed il suo gruppo di maghi che, non avendo mai avuto esperienza di scontri diretti, erano in difficoltà. Tuttavia, la superiorità numerica dei maghi fedeli all’Arcimago ebbe la meglio sulla determinazione dei ribelli che erano impegnati, al contempo, anche nel mantenere attivo il rituale. Alla fine, sia l’Arcimago che il suo rivale perirono insieme a molti altri maghi delle due fazioni. Eliphas infuse le ultime scintille della sua vita nell’incantesimo, riuscendo a portarlo a termine. Morì dicendo “Potevamo scegliere tra la guerra e la magia. Abbiamo scelto la guerra, abbiamo perso la magia.” 

E fu così che la magia terminò di esistere su Esperia ed i nuovi nati, da quel momento in poi, presentarono il marchio dell’anima. Tempo dopo, una commissione di inchiesta cercò di fare luce sugli avvenimenti di quella sera e sulla vita di Eliphas Lewi, raccogliendo tutti i documenti inerenti la sua storia. In particolare, lo scopo di questa ricerca era comprendere come Lewi fosse stato in grado di dar vita ad una magia così oscura e sofisticata e fare in modo che nessun altro venisse a conoscenza del procedimento per attuare questo incantesimo. I risultati di queste indagini sono ancora, attualmente, segreti, tuttavia nel corso del tempo qualcosa riuscì a trapelare: una pagina del diario di Eliphas, sopravvissuta al tempo e tenuta segreta negli archivi dell’Accademia di magia, racconta con enfasi quanto sia stato importante, per lui, recarsi laddove era comparso il Pilastro, prima che esso venisse distrutto...


La Guerra dei quattro re - Fase II
Anno del Redentore 1520-1521.

Entrambi i regni vennero a sapere della scomparsa del Pilastro, ma oramai si erano spinti troppo avanti e nè Nimaida, nè Tarnham avrebbero accettato di ritirarsi, non dopo tutte quelle morti in battaglia.      

Il Trono di Ipsen, uno dei più ricchi del Regno di Nimaida, si era prodigato, in quella fase delicata, affinché avvenisse un sicuro passaggio di potere dal re defunto al legittimo erede al trono ma questo era solo il primo passo. La vera sfida riguardava il vincere la guerra, ed Ipsen aiutò il nuovo sovrano anche su questo fronte, fornendo altri uomini e mezzi per sbaragliare l’esercito nemico. Ma tutto questo aveva un prezzo. Tra tutti i Troni, quello di Ipsen era sempre stato il più ambizioso e la situazione in cui versava Nimaida poteva essere sfruttata per i suoi fini ma solo se Tarnham fosse stata schiacciata. Dunque, il duca Constantius di Ipsen pretese che, in cambio degli aiuti, Lucius Laevinus sposasse sua figlia, Odessa Innocencia Constantius. Il re si vide costretto ad accettare l’accordo, d’altronde si trovava in una situazione tutt’altro che favorevole. Senza nemmeno il tempo di piangere la morte del padre, Lucius Laevinus, con gli aiuti militare ed economici del Trono di Ipsen, ma anche e soprattutto grazie al suo carisma che venne alla luce proprio in quel frangente, radunò sotto le sue insegne ciò che rimaneva dell’esercito del suo regno, stanco e demoralizzato, e lo fece marciare verso sud, verso il Trono di Terah. 

In tutto questo, fu anche aiutato dalla fortuna perchè l’esercito tarnhamita, dopo l’ecatmombe di Piana della Battaglia, dovette attendere rinforzi e nuovi approvvigionamenti dal Dominio. Per non morire di fame, infatti, fu costretto a non avanzare rapidamente ed a dividere le sue forze per saccheggiare le campagne vicine così da raccogliere nuove provviste. Questo ritardo permise a Lucius di riorganizzare nuovamente l’esercito nimaidiani e di richiamare, dalle campagne vicine, altri volontari. Nonostante ciò, la situazione degli aurei non era delle migliori: le campagne venivano messe a ferro e fuoco, molti dei nuovi soldati che andarono ad ingrossare le fila dell’esercito erano semplici coscritti che non avevano mai preso in mano un’arma e, nonostante fossero determinati a vendicare le razzie di Tarnham, avevano ben poche speranze contro i veterani del Dominio. 

Entrambi gli eserciti si trovavano in una sorta di stallo. 

Quello di Nimaida non era ancora pronto ad attaccare, mentre quello di Tarnham era rallentato dai rifornimenti che tardavano ad arrivare. Lucius Laevinus, dunque, elaborò una strategia: fino a quando sarebbe stato possibile, avrebbe evitato di combattere e si sarebbe ritirato sempre più verso sud, verso Cleir’atoll e, allo stesso tempo, avendo il vantaggio di conoscere a menadito il territorio, avrebbe infastidito le linee di rifornimento tarnhamite che già, di per sé, avevano i loro problemi di efficienza. In questo modo, il Regno di Nimaida riuscì a guadagnare tempo prezioso ma il prezzo da pagare fu elevato. 

Durante la sua discesa, l’esercito di Tarnham mise a ferro e fuoco le campagne, saccheggiando perfino Colle Ventoso, nel Trono di Chestaria. A quel punto, l’esercito di Harstaad, per contrastare la guerriglia, dovette dividere l’esercito e proteggere le sue linee di rifornimento, fu costretto a lasciare indietro una parte del suo esercito, con a capo suo figlio Elric Harstaad, con il compito di proteggere gli approvvigionamenti. 

Da sempre Terah è stata considerata il granaio del Regno di Nimaida. La maggior parte dei prodotti alimentari che sfamano gli aurei provengono proprio dal Trono di Terah, ed è proprio verso il Granaio Aureo, sede della più grande riserva di grano del Regno di Nimaida, che il Thulirzad Roran Harstaad decise di muoversi e, nello stesso tempo, era lì che re Laevinus si stava dirigendo, anticipando astutamente le mosse degli albi. Il tempo che Lucius riuscì a guadagnare con questa strategia fu impiegato anche per raggruppare un maggior numero di soldati, stavolta con l’aiuto dei duchi Fulgaris di Terah. Nonostante tutto, l’esercito nimaidiano si ritrovava sempre in inferiorità numerica e senza un adeguato addestramento, con solo i superstiti delle battaglie precedenti ad essere realmente pronti ad un eventuale scontro. I Tarnhamiti si fecero cogliere da un eccesso di sicurezza e quella zona di Terah, tra le altre cose, dava loro un certo vantaggio poichè si trattava di una zona di pianura in cui poter sfruttare, al meglio, la propria superiorità numerica. 

Ancora una volta, Lucius Laevinus aveva previsto tale reazione, che sfruttò quindi a suo vantaggio. 

L’esercito di Tarnham fu spinto ad attraversare il Nuith, ad ovest di Cleir’atoll. Il guado era il più sicuro e Lucius lo sapeva bene. Attraversato il Nuith, infatti, si apriva una grande zona pianeggiante in cui le genti di Terah coltivavano, tuttavia ciò che gli albi non sapevano è che quella zona era ricca di dighe e fiumi artificiali, ingegnoso sistema paesaggistico creato ai tempi dell’Impero Aureo per guadagnare spazio per i coltivi e rendere più fertile la zona. E’ qui, dunque, che il re di Nimaida imbastì la sua trappola. Con l’aiuto di un manipolo di uomini e donne di Terah, dopo che l’esercito di Tarham ebbe attraversato il Nuith ed aver continuato ad avanzare verso sud, si trovò davanti l’esercito di Nimaida pronto a dar battaglia. Per Tarnham era l’occasione di porre finalmente fine alla guerra, di distruggere ciò che rimaneva dell’esercito aureo, rifornirsi presso il Granaio Aureo e conquistare, in ultimo, la capitale Nimaida. 

Ma le cose non andarono come aveva previsto Roran Harstaad, che si trovò coinvolto, insieme al suo esercito, in quella che è passata alla storia come la Battaglia delle Dighe

Il manipolo di Terah, mentre i due eserciti si stavano fronteggiando, al segnale convenuto distrusse le dighe, allagando gran parte del campo di battaglia su cui si erano fermati i tarnhamiti. Il violento afflusso di acqua distrusse anche il ponte che consentiva di attraversare il Nuith da nord, lasciando di fatto, in trappola, l’esercito di Tarnham. Improvvisamente ed inaspettatamente i tarnhamiti si ritrovarono a dover muovere in un vero e proprio pantano, senza possibilità di ritirarsi perché a nord il ponte era stato distrutto ed il Nuith, con la rottura delle dighe, esondò violentemente, portando con sè parte della retroguardia dell’esercito di Roran. Compresa dunque la situazione, l’esercito albio entrò nel caos e, per un momento, vacillò, e fu proprio in quell’istante che Lucius colse l’occasione e decise di attaccarlo.
Con poca libertà di movimento a causa della densa fanghiglia e con l’acqua che bloccava l’esercito da nord e da est, i nimaidiani riuscirono ad avere presto la meglio ma fu proprio quella stessa acqua salvifica che non permise, a Nimaida, di distruggere le forze avversarie. Capendo di non poter vincere, con l’unico obiettivo, però, di salvare quanti più soldati possibile, Roran Harstaad raccolse, intorno a sé, tutti i guerrieri a lui più fedeli ed esperti per cercare di bloccare l’esercito di Nimaida il più a lungo possibile e permettere, ai suoi, di fuggire verso ovest. Fu in questa occasione che il coraggioso Thulirzad Roran Harstaad perse la vita per consentire, così, almeno ad una parte del suo esercito di fuggire verso ovest, poichè l’esercito di Nimaida aveva troppi pochi uomini per circondarlo totalmente. 

In questa occasione, il sovrano di Nimaida aveva dato ordine, previdente, di riorganizzare la flotta e di recuperare le perdite annettendo, ad essa, qualsiasi tipi di nave, anche pescherecci, per muovere verso nord. Questa decisione non era semplice: avrebbe lasciato scoperte le coste del suo regno ma, d’altro canto, avrebbe avuto un’arma in più per porre la fine alla guerra. I due eserciti erano in una posizione di stallo. La vittoria di Nimaida vicino Terah aveva galvanizzato gli animi della popolazione e nuovi volontari accorsero per accrescere le fila dell’esercito. Nel Dominio, invece, vi era un crescente sentimento di rivalsa, messo a freno soltanto grazie alla ragionevolezza di Elric Harstaad. Egli era il primogenito di Roran Harstaad ed aveva partecipato alla guerra sin da subito. Le sue doti di valente guerriero erano già note a tutti e la guerra non fece che acuirle. Benchè l’elezione del Thulirzad non fosse ereditaria, la Thulirnham decise comunque, vista la situazione di emergenza ed il valore riconosciuto di Elric, di eleggerlo a Thulirzad. Sia lui che Lucius Laevinus erano le persone giuste, al posto giusto, nel momento giusto, le sole che potevano mettere fine alla guerra senza ulteriori spargimenti di sangue insensati, anche se ognuno per motivi diversi.

Lucius non era propenso a continuare la guerra. Troppe vite erano state, fino a quel momento, sacrificate e molte altre avrebbero seguito lo stesso destino se avesse deciso di combattere ancora. A preoccuparlo, inoltre, vi era l’instabilità del suo regno che versava in condizioni economiche non favorevoli e che il prosieguo della guerra avrebbe danneggiato ulteriormente, oltre all’enorme difficoltà che l’assedio di Tarnham avrebbe comportato, vista la sua egregia posizione quasi inespugnabile. Per di più, i cristalli astrali, che erano stati l’effettiva causa della guerra, erano stati distrutti.

Elric, invece, non era sicuro di riuscire a sconfiggere gli invasori alle porte e in più questa guerra aveva messo in luce le difficoltà logistiche dei tarnhamiti, nonostante questi vantassero i migliori guerrieri di Esperia; la conformazione geografica del Dominio, inoltre, non aiutava negli approvvigionamenti di uomini, mezzi e provviste. Sapeva poi che la flotta nimaidiana aveva preso possesso del porto di Caerdydd e che questo avrebbe comportato una situazione non favorevole dal punto di vista militare e logistico. 

Grazie anche all’aiuto delle Dujor, che impiegarono tutto il loro potere ed influenza per mettere a tacere le voci contrarie delle due fazioni e favorire una pace duratura, che si riuscì a raggiungere un compromesso e stipulare quella che è passato alla storia come il Trattato di Picco d’Argento, dal nome della montagna su cui sorgeva Tarnham e all’ombra della quale avvennero i negoziati, in particolare su una snella e flessuosa imbarcazione Dujor chiamata, in seguito, shi’lee, che in lingua yjor vuol dire “pace”.
Le condizioni per la pace furono estremamente dure per Nimaida: questa comportò la cessione del territorio di Nuithion al Dominio di Tarnham, una zona da sempre importante per il traffico fluviale, snodo commerciale per eccellenza, che collegava il Regno di Nimaida, il Dominio di Tarnham e persino le terre di Yerh’atoll. Nonostante ciò, Lucius Laevinus fu costretto ad accettare, chiedendo in cambio ad Elric Harstaad di riaprire i confini e gli scambi commerciali tra i loro regni. 
Entrambi i reami, tuttavia, si ripromisero di avere un esercito ridotto, ovvero di disarmarne una parte, ed a vigilare che il Trattato venisse rispettato si proposero le Dujor, istituendo le cosiddette Thal’ivress, ovvero le forze di pace, sia nel Regno di Nimaida che nel Dominio di Tarnham, gruppi scelti di Figlie della Luna, guerriere e diplomatiche, con il delicato compito di assicurarsi che entrambe le potenze mantenessero gli impegni presi e non corressero a riarmare gli eserciti. Le trattative di pace furono compiute in tempi rapidissimi, poiché entrambi i sovrani avevano necessità di tornare in patria per consolidare le loro posizioni di potere. 

Tuttavia, per il Regno di Nimaida e il Dominio di Tarnham i guai erano tutt’altro che finiti.

 

 

 

Epoca della Rinascita

Da questo momento in poi si parla di Epoca della Rinascita, un periodo pregno di eventi e di novità, di relativa pace, di crescita economica e demografica, di sviluppo tecnologico e culturale. 

 

Regno di Nimaida. Discordie e prodigi

Anno del Redentore 1521-1531. Nel Regno di Nimaida, l’urgenza era ricostruire una terra, piegata dalla guerra e dalla crisi economica e, non di meno, saccheggiata. Lucius Laevinus, inoltre, aveva altri problemi piuttosto spinosi da risolvere: era sua intenzione prendere in sposa la figlia della Duchessa di Terah, Clodia Euphemia Fulgaris, nonostante la promessa fatta ai Duchi di Ipsen di rendere regina la loro erede, Odessa Innocencia Constantius. L’unica via di fuga che Lucius intravedeva era scendere a patti con uno dei suoi maggiori antagonisti: l’Imperatrice, Iridia Eternia Lorengrad. Da sempre, a Nimaida, vigeva un equilibrio di potere ed influenza tra la figura del re e quella dell’Imperatore. Benché il potere politico sia da sempre appannaggio esclusivo del re di Nimaida, e l’Imperatore o l’Imperatrice svolge soltanto un ruolo istituzionale, nonostante questo la popolazione ha sempre avuto un particolare attaccamento verso queste figure, relegate in una cittadella accanto al cuore pulsante del Regno. In un momento così delicato, la mente sveglia di Lucius comprese che la forte presa che aveva l’Imperatrice sul popolo poteva fare al caso suo per ristabilire gli equilibri nel Regno e far aumentare la propria influenza e controllo sul reame. Non da meno, il fatto che nella Cittadella fosse conservato un artefatto magico di straordinaria potenza, utilizzabile esclusivamente dalla stirpe imperiale, ha fatto sì da costringere tutti i re e le regine di Nimaida ad una convivenza più o meno pacifica con la stirpe imperiale. 

Era risaputo lo stretto legame tra i Duchi Costantius di Ipsen e la casata imperiale: molti Costantius, infatti, avevano sposato membri del casato Lorengrad. Lucius, memore di ciò, voleva usare l’Imperatrice per annullare il matrimonio tra lui e Odessa Costantius senza che vi fossero ripercussioni, senza cioè perdere l’appoggio prezioso del Trono di Ipsen. In cambio, avrebbe affidato il prestigioso incarico di Ministro del Conio alla stessa Odessa, che aveva la fama di essere una giovane donna di vivace intelletto e sani principi. 

In cambio, però, l’Imperatrice Iridia avrebbe chiesto, al momento opportuno, che il re di Nimaida ricambiasse il favore. 

Ovviamente i Duchi di Ipsen non presero bene questo affronto e l’ingratitudine di Lucius, tuttavia non fecero alcuna rappresaglia e, anzi, furono tra i primi, secondi solo ai Duchi Fulgaris di Terah, ad appoggiare totalmente il Trono di Nimaida, legittimando definitivamente la figura di Lucius. Col tempo, la vicenda del matrimonio finì nel dimenticatoio, tuttavia il rapporto tra Lucius e Odessa non è mai stato di placida amicizia: quando vi è qualche attrito o contrasto tra i due Troni, viene naturale pensare che la colpa occulta sia del rifiuto di Lucius nei confronti dell’attuale Duchessa Costantius. 

La celebrazione delle nozze reali tra Lucius Aureus Laevinus e Clodia Euphemia Fulgaris fu l’inizio di un lungo periodo di stabilità e pace. Un anno dopo il matrimonio, nel 1522, nasce il primogenito ed erede al trono, Artorius Aureus Laevinus

I due sovrani si dimostrarono, da subito, abili regnanti, e la loro fama presso il popolo crebbe a dismisura, soprattutto perchè gli accordi presi con il Dominio consentirono di poter riattivare il commercio, trascinando il Regno tutto in una fase florida per gli affari. Di conseguenza, via via che aumentava il consenso tra le masse, i nobili avevano sempre meno giogo per i propri intrighi, tuttavia essi non smisero mai di complottare contro la corona, aspettando il momento giusto per sferrare i propri attacchi ed acquisire maggior potere politico e privilegi. 

Fu proprio in questo periodo che cominciò a sorgere una nuova classe sociale, quella che, successivamente, fu chiamata in senso spregiativo “gli Intraprendenti”: cittadini comuni che, grazia al proprio fiuto per gli affari, erano riusciti ad arricchirsi, pur non avendo un nobile lignaggio e spesso intralciando gli affari dei nobili stessi, facendo loro grande concorrenza.  

Tuttavia, i tempi di pace non sono mai destinati a durare a lungo e presto una nuova calamità avrebbe messo a dura prova le terre di Esperia.

 

Dominio di Tarnham. 1521-1531.

Nel 1523 Elric Harstaad sposa Brigitte Ohly, la giovane e capace Thulir di Caerdydd, dando vita ad un solido asse Caerdydd-Tarnham. Nel 1525 nasce la loro prima figlia, Rakel Harstaad.

Nel Dominio, la stipula della pace con Nimaida non fu da tutti apprezzata. Benché la Thulirnham, alla fine, ratificò la pace, seppur per un soffio, la fazione più intransigente premeva affinché la guerra fosse portata a termine ed il Regno di Nimaida sconfitto una volta per tutte. Questa fazione era estremamente pericolosa in quanto aveva, tra le sue fila, i clan più bellicosi e rinomati da un punto di vista militare, che videro nel Thulirzad Elric Harstaad il loro acerrimo nemico in quanto convinto fautore della pace. Questi tentavano costantemente di minare le basi del potere politico del Thulirzad, utilizzando anche il preteso della sua elezione non del tutto ordinaria poichè avvenuta, in maniera semplificata, in tempo di guerra. I clan maggiori che guidavano questo movimento, chiamato degli Irriducibili, erano quello degli Ohlson di Thula Breyg e degli Skallson di Thula Skior che, durante la Guerra dei Quattro re, erano riusciti a spodestare, dal governo della Thula, i rivali di sempre, i Villjamur. Ma a guidare fattivamente la fazione vi era Kal Skallson, capoclan degli Skallson di Skiodor. A loro si erano uniti i membri del clan Yngwe di Adryae e quelli del clan Olgh di Croyce e, sorprendentemente, anche i miti membri del Clan Vag si erano schierati a favore di un perpetuarsi dello scontro. Riguardo alla Thula Alma, vi è da dire che, parte della popolazione di questa terra è di origine Nimaidiana in quanto, durante la Guerra dei quattro re, alcuni militi aurei vennero fatti prigionieri e tenuti proprio sotto il controllo del Clan Vag. Al termine della guerra, però, il Governo di Nimaida dimenticò costoro, abbandonandoli al loro destino. Inaspettatamente, queste persone riuscirono ad integrarsi nel Dominio, covando del risentimento per coloro che li avevano dimenticati. Quando si dovette scegliere se continuare la guerra oppure no, un po’ per il risentimento che ancora covavano, un po’ perchè volevano farsi accettare ancora di più, essi supportarono l’unione del Clan Vag alla fazione degli Irriducibili. 

Dal versante opposto, capeggiata da Tarnham e dal Thulirzad Elric Harstaad, vi era la fazione dei Temperanti, ovvero coloro che credevano che la vittoria non sarebbe stata scontata e che quindi sarebbe stato meglio accontentarsi di ciò che erano riusciti a conquistare non senza sacrifici. Questo non voleva dire rimanere inermi e impreparati ma ristabilire le proprie difese nell’eventualità di nuovi affronti da parte dei rivali di sempre, approfittando dei benefici economici che quella pace poteva portare. Erano della stessa idea anche i Clan Ohly di Caerdydd e gli Haward di Jern Skogen. Con la nascita di queste fazioni che coinvolgevano interi clan ha inizio il periodo sanguinario passato alla storia come il Conflitto dei Clan (1526-1530).
Per le genti del territorio di Nuithion non furono tempi facili: i Nimaidiani che non fuggirono ma che decisero di rimanere e di giurare fedeltà al Dominio, venivano spesso vessati e denigrati dalla fazione degli Irriducibili di Skiodor. Col passare del tempo queste violenze si fecero più efferate e la popolazione di Nuithion chiese aiuto a Tarnham e alla figura stessa del Thulirzad, non riuscendosi più a difendere da sola dalle continue angherie. Tarnham aiutò Nuithion che si era dimostrata fedele alla loro nuova condizione, ed ecco quindi che quest’area divenne il terreno di scontro privilegiato tra le due fazioni albie. Gli Irriducibili, che arrivavano da tutte le parti del Dominio per unirsi agli scontri, divennero numerosi e, a fronteggiarli, accorsero i Temperanti, anch’essi sempre più numerosi e che affluivano per difendere il Nuithion. La base degli Irriducibili era Skiodor, quella dei Temperanti ovviamente Tarnham.

 

Gli scontri, in principio, si andarono sempre più ad inasprirsi. Se prima si annoveravano ferite dovute a risse e lancio di sassi tra le due fazioni, non ci volle molto prima che la situazione degenerasse e si arrivasse ad usare le armi. Nella fazione degli Irriducibili si distinsero, per violenza ed efferatezza, i membri del clan Feyrag, clan minore nomade, che raccolsero intorno a loro tutti i più estremisti e violenti, creando una fazione all’interno della fazione che non sentiva altra ragione se non quella delle armi, convinti che il tempo degli aurei fosse giunto a conclusione e che adesso era il momento per gli Albi di assumere la guida di Esperia come potenza e popolo dominante. Se prima gli scontri erano circoscritti nell’area intorno a Nuithion, con l’arrivo del clan Feyrag si ebbero scontri e lotte in diverse zone del Dominio, come una marea che montava incontrollata tra boschi e villaggi. 

A guidare questa nuova fazione, detta degli Implacabili, vi era Baldmar Feyrag, il capo del clan omonimo che acquistò fama durante la Guerra dei quattro re. Baldmar era un uomo carismatico, un guerriero formidabile ma dall’acume velenoso, che raccolse intorno a sé tutti i più violenti veterani di guerra insoddisfatti ma anche i giovani che volevano, al pari dei propri genitori, combattere e farsi un nome. La sua influenza all’interno della fazione degli Irriducibili aumentò in egual misura, sia grazie alla sua parlantina che infiammava gli animi, sia grazie alle azioni violente che seguivano alle parole, e man mano che la sua influenza aumentava, aumentava anche il numero di giovani che si univano volontariamente a questa fazione. 

 

La protesta degli Implacabili si espanse fino a raggiungere l’entroterra del Dominio, trascinando con sè, in una spirale di violenza, una parte degli Irriducibili. Le strade divennero crogiolo di briganti e bande armate che mettevano in difficoltà le Thule e attaccavano carovane di mercanti e villaggi isolati. Ma l’evento culminante fu il terribile la terribile Infamia di Jern Skogen (1528), Thula che, fin dall’inizio, era forse l’alleato più fedele della fazione dei Temperanti al fianco del Thulirzad e di Tarnham. Nel cuore della notte, travestiti da taglialegna e nascosti nel folto, alcuni tra i più fanatici membri degli Implacabili emersero dal bosco e si riversarono tra le strade di Jern Skogen, trucidando e mettendo a ferro e fuoco quello che incontravano sul loro cammino come una distruttiva scia di fuoco che non lascia scampo. 

Tale evento sconvolse il cuore del Dominio, tanto i membri dei Temperanti, quanto i membri degli Irriducibili. Il Thulirzad stesso non potè più far finta di nulla, ma sapeva che da solo non avrebbe potuto vendicarsi e mettere fine a questa spirale d’odio e caos. L’unico modo era scendere a compromessi con gli Irriducibili, puntando all’onore danneggiato del capo degli Irriducibili, Kal Skallson, che veniva sempre più estromesso dalla prepotenza di Feyrag. 

Il Thulirzad aveva capito, infatti, che Skallson stava perdendo sempre più potere e autorità che invece aveva guadagnato Feyrag. La sua posizione come guida degli Irriducibili stava sempre più venendo meno e rischiava anche di perdere Skiodor a causa della crescente fama di Feyrag soprattutto tra i guerrieri. Dunque gli propose un accordo che non avrebbe potuto rifiutare: i due avrebbero fermato gli Implacabili e, in cambio, Skallson sarebbe rimasto saldamente alla guida della Thula Skior e degli Irriducibili che non sarebbero stati resi fuorilegge dopo quanto accaduto, bensì la fazione sarebbe stata legittimata. 

Kal Skallson, alla luce della presa di potere di Baldmar Feyrag, cominciò anch’egli a capire che costui aveva troppo potere e che la sua influenza rischiava di metterlo definitivamente da parte. 

Dunque fu escogitato un piano degno di una ballata degli Skaldi, ed è proprio una Skaldi la chiave di volta nella dipartita di Feyrag e dei suoi Implacabili.

 

Nessuno avrebbe mai potuto credere che una canzone avrebbe messo fine alle violente azioni degli Implacabili.

Il Thulirzad, insieme a Skallson e all’ordine dei Druir, ordì un piano intelligente e scaltro che puntava all’arroganza e alla sete di potere di Feyrag: una Skaldi di incredibile fascino di nome Ethel si sarebbe messa al servizio di Baldmar Feyrag, recandosi dunque a Skiodor, base degli Irriducibili e quindi anche degli Implacabili stessi, e avrebbe sussurrato al suo orecchio affinché finisse in trappola. Anche tra i Druir vi erano coloro che protendevano per continuare la guerra con il Regno di Nimaida e chiudere, una volta per tutte, i conti, dunque non sarebbe stato strano che una di loro si schierasse con i radicali e violenti Implacabili.

Ethel era famosa per le sue doti canore e poetiche e per il suo fascino conturbante. L’obiettivo era diventare l’amante di Baldmar, conquistare la sua fiducia e, soprattutto, affascinarlo con le sue canzoni. Il suo fascino ed il suo talento le permisero di diventare ben presto la favorita di Feyrag per il quale, ogni notte, a lui e i suoi uomini, cantava di gesta eroiche e vittorie senza pari. Quando riuscì a raggiungere la completa fiducia dell’uomo, mise in atto il piano di Elric Harstaad e scrisse il suo più grande capolavoro: una ballata che descriveva un’incredibile vittoria degli Implacabili, guidati da Baldmar Feyrag, contro il Thulirzad e coloro che si oppongono alla guerra contro Nimaida, battaglia in cui Feyrag combatteva, da vero implacabile, in campo aperto, sgominando l’esercito dei suoi nemici. L’uomo rimase talmente rapito da questa ballata che radunò i suoi guerrieri ed uscì da Skiodor, recandosi a Misura del Valore, anche perchè, quasi fosse profetico, i suoi esploratori lo avvertirono dell’arrivo delle truppe di Elric Harstaad e dei Temperanti. In verità, ad avvertire il Thulirzad che la Skaldi Ethel era riuscita a convinvere Feyrag ad agire, fu uno degli uomini più fidati di Skallson che corse ad avvertire Elric di muovere il suo esercito verso Misura del Valore.
La trappola scattò e gli Implacabili furono presi tra due fuochi: da una parte l’esercito del Thulirzad, dall’altra Skallson e i suoi. Gli Implacabili capitolarono dopo una battaglia senza esclusione di colpi e, prima di morire per mano dei Temperanti, quando comprese che aveva perso, i guerrieri sentirono Feyrag lanciare una maledizione contro il Thulirzad e i suoi eredi e contro gli Skallson. Consci ormai della sconfitta e morto il loro capo, molti degli Implacabili, non solo quelli che avevano partecipato alla battaglia, ma anche le bande sparse un po’ in tutto il Dominio, fuggirono sui monti, dando origine a quella che sarebbe diventata la terribile piaga del brigantaggio. Tuttavia, la dura vita sulle montagne cominciò a cambiare, in qualche modo, la loro mente, dando vita a figuri violenti e sanguinari che scendono periodicamente dai monti per distruggere, rapire, uccidere, dilaniare.

 

Il Tempo del Lupo e l’Invasione delle navi nere. Anno del Redentore 1536-1543.  

Dal 1536 i Regni di Esperia cominciano ad essere afflitti da una vera e propria glaciazione, che inizia con lentezza, degenerando col passare del tempo, con temperature sempre più rigide e condizioni meteorologiche avverse che mettono in ginocchio l’economia e l’agricoltura. I rinomati vitigni aurei non attecchiscono più, i raccolti di grano sono sempre meno generosi, la popolazione inizia a morire di fame e freddo, la cacciagione scarseggia e, senza la magia, i problemi sembrano amplificati.
Per i regni è difficile vincere l’orgoglio e chiedere aiuto al proprio rivale, ma è l’invasione di un misterioso popolo di bucanieri e il fatto che i due sovrani fossero illuminati e pragmatici a rendere possibile un’alleanza non solo tra Nimaida e Tarnham, ma anche con Duen Skell e Yerh’atoll. Nonostante nei regni si mantenesse viva la rivalità, a parole, nei confronti del rivale, nessuno dei due sarebbe mai passato dalle parole ai fatti perché la situazione era seriamente delicata e per sopravvivere avevano bisogno gli uni degli altri.

Il popolo era più lungimirante, aveva già dimenticato gli orrori della guerra ed erano già ripresi, in precedenza, i commerci, non importava più molto della vecchia ostilità. 

Le invasioni delle navi nere iniziarono nel Mese del Lupo. I misteriosi bucanieri arrivarono con grosse navi ricoperte di lucido metallo scuro ed inquietanti vele nere, senza alcuna effigie, che emersero spaventosamente dal bianco dei mari ghiacciati e dal cielo perennemente grigio e nevoso. Non si è mai capito davvero da dove provenissero visto che lo Stretto delle Tempeste chiudeva il passaggio ad ovest ed incontrava Egion a sud, mentre a nord vi era una terra completamente ghiacciata e ad est la Grande Catena risultava ancora invalicabile. Quello che si sa per certo, raccontati e descritti in innumerevoli quanto lugubri ballate, è che si trattava di brutali guerrieri coperti da armature nere ed il metallo lucido era modellato a ricalcare le ossa, mentre l’elmo richiamava un orribile teschio, oltre a grottesche e folte pellicce brunite che li proteggevano dal gelo. Attaccavano indiscriminatamente le coste del Dominio di Tarnham e del Regno di Nimaida, uccidendo, depredando e rapendo la gente. 

Le navi di Nimaida non erano in grado di contrastare le navi nere, immense fortezze galleggianti accompagnate da imbarcazioni più piccole ma non meno letali. Le navi madre erano molto più grandi rispetto a quelle degli Aurei, dalla forma bombata, lente e corazzate, tanto che i cannoni di Nimaida non riuscivano nemmeno a scalfirne la superficie degli scafi. Le navi più piccole erano comparabili, come dimensioni, a quelle nimaidiane, tuttavia anch’esse erano estremamente corazzate e, per di più, a pura avevano un grosso teschio dalle fauci spalancate che sparava un getto di fiamma capace di incendiare le navi nemiche e i loro porti. 

I guerrieri di Tarnham, invece, non riuscivano ad arginare efficacemente i guerrieri neri a causa delle poderose armature di questi ultimi.
Dunque i due popoli decisero di studiare insieme strategie di difesa e di attacco per opporsi agli invasori, cercando di contrastare le navi nere e i loro guerrieri. Re Lucius rimette in sesto le fortificazioni costiere del Regno risalenti all’Impero Aureo, chiamate Costa delle Luci, sfruttando delle torri di guardia preesistenti e facendone costruire di nuove, inizialmente in legno per questioni di tempo e risorse, fortificate in pietra dopo la glaciazione. Lo scopo era segnalare per tempo la presenza di navi nere in avvicinamento.

Nel 1537 nasce Beatrix Aurea Laevinus, secondogenita di Lucius e Clodia. Verrà conosciuta come la Rosa d’Inverno perchè nata proprio durante la glaciazione e per la sua delicata e conturbante bellezza.
Le città che vennero maggiormente vessate furono le piccole città costiere come Charnas, Dunwich e Caerdydd, anche se spesso i guerrieri nemici si spingevano fin nell’entroterra ed un esempio per tutti è il destino che subì Chestaria, insediamento senza mura e quindi maggiormente vulnerabile.  

Vennero mobilitati i Corvi che si impegnarono a pattugliare il territorio, a fare da sentinelle, a preparare agguati e fare da messaggeri tra i regni per aiutare a fronteggiare la minaccia. I Corvi stringono un accordo globale con i Regni che passerà alla storia come la Caccia Bianca (1540). Si uniscono alla Caccia anche le Dujor che dispiegano le loro sentinelle nella difesa dei territori dell’entroterra ed è proprio grazie a loro se Chestaria viene liberata dai saccheggiatori. Coordinandosi infatti con i Corvi, di notte, si insinuarono in città dai boschi e dai fiumi e combattorono strenuamente gli assalitori neri che fuggirono, portando via anche un ostaggio importante: il figlio maggiore del Duca Arrianus, Ludwig, viene rapito e mai più ritrovato. Nonostante questa terribile perdita per la casata degli Arrianus, la liberazione della città viene ricordata come Il Riscatto di Chestaria (1541). 

Fu importante il ruolo di mediatrici delle Dujor che favorirono e aiutarono a mantenere l’alleanza tra i regni e offrirono l’ausilio delle loro Sentinelle contro i nemici e per aiutare la popolazione in difficoltà. 

 

Questo terribile periodo, conosciuto come il Tempo del Lupo, ebbe finalmente termine con l’ultima, epocale battaglia ricordata come la Battaglia della Baia delle Maree, nel 1543. Nelle acque dell’omonima baia, Nimaidiani, Tarnhamiti, ma anche i maghi di Duen Skell, le Dujor e i Corvi escogitarono un piano che speravano avrebbe neutralizzato e respinto gli invasori dai ghiacci da cui erano giunti. I Nimaidiani posizionarono l’artiglieria in cima ai fiordi, mentre gli Albi e le Dujor, sulle loro più semplici ma veloci imbarcazioni, attirarono le navi nere tra le alte insenature e tra le isolette frastagliate che emergevano dalle acque, parallelamente alla linea di costa. Le navi nimaidiane giunsero a chiudere l’uscita dei fiordi una volta che le navi nere vi fossero finite in trappola mentre, dall’alto, l’artiglieria aurea e i maghi di Duen Skell, con i loro globi alchemici di fuoco, bersagliavano i nemici dall’alto avendo scommesso, in maniera vincente, che l’unico punto debole delle navi nere fosse proprio il ponte in assenza della corazzatura metallica delle fiancate. Intanto, quando le navi superstiti tentarono di guadagnarsi la via d’uscita, incontrarono il baluardo delle navi nimaidiane accorse lì per bloccarle. Molte navi alleate furono speronate e affondate eppure, nonostante questo, altre ne prendevano il posto per impedire la fuga agli assalitori. Intanto, dalla sommità dei fiordi venivano bombardate incessantemente e molte furono affondante. Nonostante tutto, alcune navi nere riuscirono a superare il blocco e fuggire. Dalla parte opposta giunsero le navi tarnhamite e i krill Dujor, le stesse imbarcazioni che le avevano attirate in trappola tra i fiordi, che le arpionarono, abbordandole e ingaggiando il combattimento sui ponti delle navi. Fu uno scontro lungo e sanguinoso con un epilogo tragico. Le acque gelide di Baia delle Maree si tinsero del sangue di alleati e nemici perchè le navi nere, quando i loro capitani capirono che non potevano resistere all’abbordaggio, le affondarono, portando con sè sia i propri guerrieri, sia i valorosi di Tarnham e le Dujor con le loro navi ancorate agli scafi metallici con i rampini di abbordaggio. Alla fine, la battaglia fu vinta e gli invasori uccisi o messi in fuga.  

 

Non è certo che gli invasori fossero stati la causa di quel gelo, tuttavia, quando essi furono sconfitti e cacciati, il freddo cominciò ad attenuarsi e, ben presto, la glaciazione ebbe fine e la vita tornò alla normalità. E quasi fosse un segno di rinascita e riscatto, nel 1543 nacquero i gemelli Harstaad, Viggo e Teha, figli di Elric e Brigitte. Nel 1553 scompare misteriosamente Elric Harstaad e viene eletta Thurlizad la figlia Rakel.

 

La voce oscura della montagna. Anno del Redentore 1559-in corso

A Vetta del Cielo, i Giganti cominciano ad udire una voce, dal cuore della montagna, che li convince di essere la parola di Vynagisi, lo spirito creatore nella loro cultura. Vynagisi, lo Spirito Supremo, che nella loro mitologia scompare nelle fondamenta di Vetta del Cielo portando con sé lo Spirito Corruttore senza nome, parla alle menti degli sciamani del popolo degli Uwlor, dicendo loro che il tempo di tornare è giunto. Mentre il mondo, là fuori, aveva ripreso la vita di sempre e anche i soliti conflitti dopo il tempo del gelo e della disperazione, il Tempo del Lupo, i Giganti erano sempre più convinti che una nuova era, una nuova età d’oro si spalancasse davanti a loro. La voce di Vynagisi, infatti, li spingeva a raggiungerlo ed a liberarlo così da poter dare inizio ad una nuova epoca di splendore, di prosperità, senza dolore e morte, con risorse infinite così com’era all’origine. Dopo un lungo conciliabolo dell’Adunanza degli Spiriti, gli Uwlor decisero di inviare una loro spedizione di sciamani all’interno di Vetta del Cielo, le cui profondità erano ancora in gran parte inesplorate, per seguire la scia della voce e adempiere al volere del loro creatore. La spedizione, composta da tredici tra valenti battipista e sciamani, restò via per molto tempo, giorni, settimane, e quando si stavano ormai per perdere le speranze, gli Uwlor tornarono portando con sè la notizia che tanto il loro popolo stava aspettando: Vynagisi sarebbe tornato presto a camminare tra loro. Tuttavia, non si venne mai a sapere cosa accadde realmente là sotto, tra gli oscuri e umidi cunicoli di Vetta del Cielo, perchè gli spedizionieri non vollero mai parlarne o quando lo facevano erano vaghi e sviavano i discorsi.
Fu organizzata una grande cerimonia, una festa che riuniva Uwlor provenienti da tutti i villaggi di Vetta del Cielo, per celebrare questa rivelazione, ma poco tempo dopo la situazione cambiò radicalmente. Dapprima in maniera sporadica, poi sempre più frequente, molti Giganti cominciarono a sparire. La maggior parte di essi non venne mai ritrovata, mentre di altri restavano soltanto i corpi dilaniati o ciò che ne restava, segni di violente aggressioni dalla natura sconosciuta.

Dunque i Giganti decisero di agire per capire qual’era la natura della sventura che si stava abbattendo su di loro. Sospettando che l’avanguardia di Vynagisi, così com’era stato denominato il gruppo di fortunati e temerari Uwlor scesi nelle viscere della montagna sacra per riportare in terra lo spirito di Vynagisi, non avesse detto loro tutta la verità, mandarono qualcuno ad interrogarli ma, quando lo fecero, essi erano già spariti. 

Poco tempo dopo, però, ebbero la terribile risposta che stavano cercando: organizzarono numerosi gruppi armati, inviati laddove erano stati ritrovati i cadaveri per cacciare i colpevoli. Molti di questi non tornarono mai ed uno solo di questi portò loro l’amara verità. Erano stati raggirati: quella che aveva preso contatti con gli sciamani dell’Adunanza degli Spiriti non era la voce di Vynagisi ma l’ingannevole e turpe volontà di quella che avrebbe presto il nome di piaga degli Ogre, orrende creature simili agli Uwlor stessi ma dai caratteri orripilanti e ferini, dalle fattezze sproporzionate e grottesche e mossi da irragionevole violenza. 

I Giganti prendono dunque l’iniziativa, determinati a scoprire la verità, ed inviano una nuova spedizione laddove tutto era iniziato: nei cunicoli di Vetta del Cielo. Ma questo fu un errore, perchè scoprirono che i cunicoli erano stati abbandonati, che un’antica porta di pietra era stata dischiusa e che questa loro nuova esplorazione aveva lasciato scoperto i villaggi che furono presi di mira dagli Ogre stessi, in particolare i Villaggi di Mezzo, che questi oscuri alter ego avevano messo a ferro fuoco e cinto d’assedio i Villaggi Alti.

Ancora oggi, i Villaggi di Mezzo e i Villaggi Alti sono cinti d'assedio dagli Ogre e gli abitanti dei Villaggi Bassi non hanno la forza necessaria per rompere l'assedio e riunificarsi con i propri fratelli e sorelle.

 

Linea del Tempo